L’artista che nel 2017 ha pubblicato il mio album of the year è tornata. Poppy è diventata più dancey, ‘woke’ e figa, come se fosse possibile aumentare qualcosa che già è al massimo. BOW DOWN.

Questa recensione è assolutamente di parte, ma tipo totalmente, ma fidatevi raga. Sto disco è una mina, ha dei livelli di isteria degni da clinica psichiatrica e livelli di gayness alla ‘Born This Way’. Try me.

Poppy è un fenomeno mondiale. Se la conoscete siete sul pezzo. Youtube, social, musica. Poppy negli ultimi due anni ha fatto parlare di se in qualsiasi campo.
Un corto presentato al Sundance Festival che parla di lei, creato insieme al direttore creativo Titanic Sinclair, un album pazzesco che ho recensito (cliccate qui) e looks, serves looks sempre.

Una crasi vivente di cultura pop, manga giapponesi disturbati, una ultra woke vision sul mondo di internet e leggerezza. Poppy è un unicorno in un panorama musicale un pò tutto uguale goveranato da gente che suona spesso tutta uguale. Poppy fa pop senza pretese giocando con la sua immagine e lo stereotipo di tutti i luoghi comuni del mondo, ma al contrario del primo disco ‘Poppy.Computer’ dove era ultra legata alla sua internet image, in ‘Am I A Girl?’ inizia a vivere l’artista. Moriah, il vero nome di Poppy.

La internet culture fa ancora da padrone, ma sta seduta a sto giro, guarda tutto da lontano, mentre Poppy cresce e esplode, in un tripudio di suoni dance, heavy metal e retro pop anni 80. Dalla prima canzone all’ultima, la gayness di questo album esplode tra vestiti, suck my dick e drop disco pazzeschi.
Poppy è bleach blonde ed è davvero così che Dio l’ha creata (reference a questo, ignoranti).

Parliamo della musica, parliamo della musica cazzzzzzz.
Il disco si apre con ‘In a Minute’, che già conosciamo e adoriamo. Sentiamo una Poppy più dancey, più fresca. Il sound del vecchio disco si capisce che è lontano. Sia tematicamente che a livello di produzione.
Ragazzi sto disco è stato prodotto anche da Fernando Garibay. Mi capite? Si, ha lavorato con Lady Gaga e altra gente famosa, ma il miglior lavoro suo, a mio parere è stato con Natalia Kills. Le ha prodotto due dischi e cazzo che alchimia della madonna avevano. Uno dei miei producer fave ever. Sono così felice abbia collaborato con Poppy, infatti i due hanno tirato fuori ‘Aristocrat’, ‘Hard Feelings’ e ‘Iconic’. La prima concettualmente ultra figa parla di versailles, ghetto e contesse. Fa ballare e suona strano, quello strano che ci piace e ci fa schiacciare replay. Il giro di chittara è stupendo. Live sarà fighissima. Mischia la caraibbean che tira tanto, con suoni orchestrali. Poppy hai vinto. La mia preferita però è ‘Hard Feelings’, una delle più tranquille di un disco che fa venire voglia solo di ballare e urlare spaccando il Mac per terra pensando a quanto ti sta sul cazzo quello che vedi sul bus tutte le mattine… Perchè l’album ha una parte Metal.
Si, metal. Tipo heavy metal. Tipo scream.

‘X’ è attualmente una delle mie canzoni preferite dell’intero progetto. Sintetizza perfettamente il pensiero di Poppy, di tutto il suo personaggio. Questa é Poppy e mai Poppy è stata così tanto se stessa in un brano. Si, è heavy metal e forse mai ci saremmo aspettati roba metal da sta ragazza che pesa 8 kili bagnata, ma sti cazzi, è ancora meglio. Oltre a questa però hold on, c’è la collab delle collab. Un pezzo con Grimes ‘Play Destroy’. Suona male. Malissimo. Nel migliore dei modi. Nel pezzo giocano con le loro vocalità estremamente delicate parlando di piscine in fiamme e sfiguramenti vari. Sussurrano anche ‘IT’S TIME TO DIE’. Pretendo un video.

Il momento più facile e commerciale arriva in ‘The Rapture Ball’, un beat ultra da club, pre chorus bellissimo. Di quelli che ti fanno chiudere gli occhi, alzare le mani al cielo per aspettare il basso che cada. E cade, pure pesante. Parlando di Big Bang, and the best since the big one.
‘Am I A Girl?’ mette in mezzo il gender, ne valuta l’ossessione attuale di chiunque. Sfida in modo ironico i bigotti. Così come ‘Girls in Bikinis’, decisamente più leggera, anche se praticamente parla dell’oggettificazione della donna.
Nei momenti più easy comunque, sto album non è easy per un cazzo, seppur faccia ballare e sia cantato dalla stereotipical blonde girl. É proprio questo l’obiettivo di Poppy, far riflettere. Ci riesce.
Persino sul beat che ha forgiato Diplo, ‘Time Is Up’, fa pensare. Anzi, forse è proprio quello che ci fa pensare più di tutti. Sentitelo.
Vorrei farvi una dissezione di ogni pezzo dicendovi quale parte preferisco, che suono adoro e quanto voglio vedere sta roba live, ma ve la evito.

Ascoltatemi, streammate ora sto disco. Vi lascio Spotify qua sotto, non ve ne pentirete. Io ho già tipo comprato tutti i bundle possibili da Mad Decent (si, è firmata nella label di Diplo). Per qualunque cosa, se volete saperne di più, scrivetemi. Amerei.

Baci raga, che Poppy sia con voi.

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