Passando da un sample di ‘Your Woman’ dello straight edge White Town, ai beat da club early 90’s di ‘Hallucinate’ a un profumo di Another One Bites the Dust in ‘Break My Heart’, Dua Lipa plasma 37 minuti di pop perfection, ripeto: perfection.

‘Future Nostalgia’ è un concept album frenetico e nostalgico che vive e costruisce il suo core sulla passione di Dua per la musica. Quella che ti viene mentre ancora gattoni per la sala e ripeti solo mamma e papà. Sotto una disco ball magari.

Dopo l’enorme successo del primo album, Dua aveva ansia, non di certo l’ansia di produrre un secondo album, quanto di quella di creare una seconda ‘New Rules’. Comprensibile direi.
Una seconda hit abbastanza grande e forte da poter competere con la prima.
Quindi da brava brit, ha semplicemente detto fuck it e si è lanciata a bomba in una direzione completamente opposta. Ha abbandonato le produzioni da club edm, ha abbandonato le sonorità pop più clichè degli ultimi periodi, what the fuck is even trap music?!
É tornata a Blondie nel walkman, ai The Trammps, le Pointers Sisters.
Ha mischiato la sua infanzia e i CD ormai impolverati alla sua penna, la sua attitude e potenza vocale. Si, per quanto Dua non sia una powerhouse vocalist alla Jesse Glynne, il suo timbro e la sua intensità ormai sono riconoscibili a tutti ed è una cazzo di bomba seppur l’estensione sia quella che è. Stating facts not opinions.

‘Future Nostalgia’ arriva dopo un rollout di tre singoli praticamente perfetti. La vibey ‘Don’t Start Now’ nonchè uno dei momenti più ritornellosi del progetto, l’intensissima ‘Physical’, la costruzione di tutto il pezzo è monstrous. L’energia del chorus è bestiale ho paura di vedere cosa succederà quando la farà live in concerto ed infine ‘Break My Heart’, bassline LETALE. Gli echi disco qui sono favolosi. Chiudi gli occhi e ti senti letteralmente a ballare tipo in Austin Powers sotto una disco ball con Beyoncé a fianco con i capelli afro.

37 minuti cadenzati alla perfezione, ogni traccia lascia spazio all’altra senza creare distrazioni sonore inutili e cambi di ritmo eccessivi. Sembra un’unica traccia, ma con la grandissima forza che ognuna delle 11 canzoni è estremamente distinguibile dall’altra. Il flow del disco è impressive. Tutte killers no fillers. Tutte hanno un elemento memorabile e tutte vengono ricordate. Non dimentichi i pezzi.

L’enunciation di Dua è stupenda. Il suo accento esce e coccola le orecchie dell’ascoltatore in modo fottutamente rassicurante. Dua con questo disco sembra un’amica, la stessa di New Rules che ci urlava di non rispondere, con qualche anno in più.

‘Good in Bed’ parla di una relazione che cade a pezzi ma il tipo, cristo, scopa da Dio. L’alchimia c’era e Dua tira fuori una line che credo nei tour sarà sempre urlata: ‘I dedicate this verse to all that good pipe in the moonlight’ shoutout anche a Lily Allen, la felicità, i colori e il beat del pezzo sono degni del suo primo bellissimo album. Adorerei un feat. se mai uscisse come singolo, cosa che dubito.
Singolo che sicuramente arriverà a breve è ‘Levitating’ anche se con tutte queste banger scegliere un pezzo più che un altro è un inferno. Non invidio i discografici.  In questi 3 minuti e 23 secondi Dua è presa benissimo, per una volta non fa dance crying ma vuole starsela da Dio e ci fa ballare, ondeggiando le braccia sulla dancefloor con i nostri amici raggruppatti a cerchio. Divertente, simpatica. Ritornello radiofonico da far schifo. Credo abbia le potenzialità per essere la più grossa hit di Dua. Sempre che quest’estate sia possibile consumarla e bruciarla all’aria aperta.
Su ‘Hallucinate’ ho poco da dire. La traccia più moderna e 90’s del disco. La più ballabile e aggressiva, dreamy e fumogena. Mi immagino kili di fumogeno spruzzati ovunque e limoni in pista. Che poi si misurano in kg i fumogeni? Non penso. Comunque Kylie Minogue ucciderebbe per cantarla. Qui siamo a livelli ‘Fever’.
Inno LGBTQ per i prossimi cinque anni minimo.
‘Boys Will Be Boys’ la traccia di chiusura del disco rallenta il ritmo abbracciando un coro potentissimo. Una canzone da titoli di coda. Una bomba dove Dua per la prima volta parla della sua visione della condizione femminile.
Vi saluto parlandovi della mia preferita, a mio parere il momento più alto dell’album: ‘Love Again’. Il sample che apre il brano è iconico ma Dua non si lascia affossare dalla grandezza della potenza del brano di White Town. ‘Love Again’ è l’essenza di Future Nostalgia, è il cuore pulsante. É l’omaggio massimo alla cultura anni 80. Le sviolinatone, i cori ‘urlacchiati’, i drop eleganti, le lyrics tormentate. Lo special cantato con quel modulatone. I la la la. ‘Love Again’ è immensa.

Se Dua aveva paura di creare un brano che potesse soddisfare quanto New Rules, ora è nella merda per il prossimo perchè con ‘Future Nostalgia’ ha tirato fuori un capolavoro.

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