Il Re del reggaeton è tornato con un concept album basato sui colori, come una palette qualunque di Jeffree Star, ma che ci farà ballare tantissimo in questa quarantena orribile.

Quasi assenti i featuring, per un disco corto, coeso e che lo vede come sempre il capitano della pista.

A Novembre con l’uscita di ‘Blanco’, J Balvin ci aveva fatto capire benissimo che un nuovo album era in dirittura d’arrivo.
Estetica pulita, Off White ovunque, beat trademark del suo stile musicale il reggaetton, il reggaetton è SUO amici. La voce pulita ma zozza da morire come sempre riempie la traccia facendo muovere anche la più frigida dell’ufficio.
Inutile dire che io ancora sotto shock dal concerto di Giugno a Milano, avevo già i boxer fradici.

Passano i mesi, escono nuovi singoli e droppa il concept completo del disco: ‘COLORES’. 10 canzoni – 10 colori, due collabo, ‘Verde’ con Sky il suo storico produttore (Sky Rompiendo, lo tagga in tipo tutte le sue hit) che per la prima volta salta sulla traccia come rapper e una ‘Arcoris’ con  il nigeriano Mr. Eazi.

Dopo l’enorme successo di ‘Vibras’ pubblicato nel 2018 e ‘OASIS’ joint album con Bad Bunny, le aspettative per questo progetto erano alte. Ormai J Balvin è il king del genere più ballato in pista degli ultimi anni, qualunque cosa tocchi si trasforma in oro e catalizza l’attenzione dentro e fuori dal club. Balvin è il Michael Jackson del reggaeton. Con Colores prende tutto quello che ci ha fatto sentire negli ultimi anni e pittura una tela bianca. Passiamo dall’amore più pulito e vibey di ‘Rojo’, midtempo che tutte le tardone che se la ballano con bachata e similaria ci usciranno pazze, ‘Negro’ dove pesta come un disperato su un beat definito twerkable e lineare. L’intenzione è palesemente quella di far perreare anche vostra Nonna mentre passa lo swiffer nell’angolo irraggiungibile dietro la TV anni 80. Il J Balvin più commercialone e amato da tutti invece lo troviamo in ‘Amarillo’, dove DJ Snake torna aggressivissimo plasmando una delle basi più fighe della sua carriera come producer. Hanno una sintonia folle e tutte queste tracce pseudo uguali, quando si mettono insieme diventano oro colato. Appena finirà sta merda di quarantena e le discoteche con calma riapriranno, Amarillo si prenderà tutto. TUTTO.
Fa un ciao anche Diplo che produce ‘Rosa’, sexy, sensuale. J Balvin diciamocelo o almeno ve lo dico io: è l’artista più sexy di tutti. La sua carica erotica nella voce, nella presenza scenica, nei movimenti. Io me ne vergogno, ma il giorno dopo averlo visto dal vivo ho dovuto prendere la pillola del giorno dopo. Avrei tanto voluto tenerlo, ma con il lavoro e tutto, sarebbe stato un merdone ora… capitemi.
La vocal production mette la voce on top della linea musicale e con un ottimo stereo e casse, vi sentirete toccate nel profondo. Nel ponte che porta al ritornello fa letteralmente sesso con le nostre orecchie e Diplo bastardissimo abbassa tantissimo la musica per farci sentire praticamente solo lui che canta e aaaah. Credo sia la mia preferita del disco.
Vi parlerei anche delle altre ma mi sto dilungando troppo.
‘Colores’ che tra l’altro ha una cover art a cura di Takashi Murakami che voi ignorantone vi ricorderete principalmente per la collabo con Louis Vuitton, è un album che ci fa esplorare tutte le sfumature della personalità di J Balvin. Non è strabiliante, reputo superiore Vibras ma in 10 tracce riesce a farci ballare, sognare e cantare. Un tour lo costruirà attorno benissimo e si garantisce almeno due grosse hit estratte dal progetto per non parlare dei numeri che farà di stream. Piacevole, perreavole, niente di outstanding ma Maluma ad esempio un progetto del genere se lo sogna. Nel suo rimanere ‘undertone’ setta comunque gli standard per tutti gli altri.

Byee,
D.

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