Mi piange il cuore a scriverlo, ma il nuovo album di Francesca Michielin mette insieme un accozzaglia di suoni e artisti regalandoci i suoi momenti più uninspired di sempre.

Troppe contaminazioni, troppa versatilità che al momento non avevamo il bisogno di sentire e che comunque conoscevamo. FEAT (Stato di Natura) sembra una playlist fatta male.

Cringe è l’ultimo aggettivo che personalmente assocerei a Francesca.
Ma dopo ‘Sposerò un Albero’ in combo con Gemitaiz, è l’unica cosa che mi viene da dire.
Feat. Stato di Natura è il nuovo ambizioso progetto di Francesca Michielin. Quarto album di studio, che arriva due anni dopo il caotico e romantico ‘2640’ e cinque dal bellissimo ‘di20are’. Il debutto d’annata 2012 non lo considero.

Francesca nel corso degli anni ci ha abituati a un pop sofisticato, alto, emozionante.
‘L’amore Esiste’ ha letteralmente creato e plasmato il sound che l’ha messa e posizionata in un mercato che ai tempi aveva ancora paura di giocare con le sonorità meno italiote. La partecipazione a Sanremo riuscitissima, la collabo con Calcutta, il singolo vulcanico, Cosmo, Paradiso. Francesca è cresciuta letteralmente sotto il nostro sguardo e si è anche evoluta la sua musica ed il suo gusto.

Questo Feat. arriva dopo un periodo di scoperte.
Francesca si trasferisce a Milano e con tre album all’attivo si può considerare effettivamente una cantante diciamo ‘affermata’ sulla nostra scena. Una che sperimenta, che gioca con i sound elettronici, una che scrive bene. Ha gusto. Tantissimo.

Il caos ordinato che riempiva le stanze a porta chiusa di ‘2640’, a questo giro però sfonda le pareti sparecchiando la tavola in cucina, riversando i piatti per terra. Fa un macello, anche se è ora di cena e un profumo fottutissimo nell’aria c’è.

Arrivo al punto: Francè, a sto giro hai voluto fare troppo. Sei partita da un concept fighissimo, Veneta ora a Milano, verde e cemento. Mani che si uniscono e creano connessioni. Farsi contaminare. La contaminazione però è ben diversa dalla dispersione, qui ne sento tanta.
La tua voce è forte, potente quanto fragile e ancora non pervasa della iconicità di molte voci mainstream. Sei riconoscibilissima, ma ecco, capiscimi.
In alcune canzoni ti si perde, sembrano dei feat. bruttini nella quale sei finita dentro per caso. Il pezzo con Fred de Palma non si può davvero sentire, è sciatto uninspired. Franci te non fai ste robe così e per fare la hit non ti serve De Palma che è così distante e lontano da tutto quello che sei te, ho trovato brutto leggervi proprio nella stessa riga. Quando io Fred lo AMO, per intenderci.
Fabri Fibra in ‘Monolocale’ brilla, brillate insieme. ‘GANGE’ esplode fortissimo e piace, piace tantissimo, così come ‘Cheyenne’. Si sente che sei tu.

Non ci sono ritornelli forti, a parte in ‘Gange’. Non ci sono melodie che rimangono in testa. ‘Yo No Tengo Nada’ è troppo timida e l’attacco di Elisa è troppo troppo forte, le mette la canzone in mano a lei, questo simil trap che fa. Ci sta, tutti questi artisti li si vuole far brillare ovviamente, ma qui è affibiare proprio a un’altra persona la canzone. Tipo che bella ‘Bang Bang’ di Ariana e Nicki Minaj!

L’apertura con i Maneskin è un inno femminista che sembra sbraiti gli ultimi post di FREEDA, rockeggiante ma più che ambire ai Muse, prende d’esempio ‘Me, In’ delle Wonder Girls. Diventa buonista pure Damiano nel suo micro special.

Francesca con questo progetto ci fa capire che sa nuotare in tutte le acque. Si porta dietro una cultura musicale spaventosa, canta su sonorità bossa nova, hip-hop e raggae. Riesce a mettere nello stesso disco Fred de Palma e Giorgio Poi.

Mi piaci Fra, ma questo disco è un buco nell’acqua. Non ti sento, non ti ho sentita. La pelle d’oca, gli occhi socchiusi perdendomi a sognare. Le certezze comunicative alle quali ti associavamo tutti, le abbiamo perse, probabilmente tra gli alberi del bosco verticale di Milano. Spero che tornino presto, ci vediamo comunque al Carroponte, quelle vecchie le so tutte.

Baci, naturali, sempre da lontano.

Scrivi la tua